BonoMedico ItaliaMastoplastica additivaCome individuare una rottura della protesi mammaria?

Come individuare una rottura della protesi mammaria?


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Pubblicato in Mastoplastica additiva

In molti casi la rottura della protesi mammaria si verifica senza sintomi evidenti: è precisamente questa assenza di sintomi che rende consigliabile una visita di controllo annuale.

Se la protesi ha meno di dieci anni e se ne sospetta la rottura, sarà necessario sottoporsi a ecografia mammaria.

rottura protesi mammaria

Se la protesi ha meno di dieci anni e se ne sospetta la rottura, sarà necessario sottoporsi a ecografia mammaria

Si tratta di un esame veloce, poco invasivo e dal costo contenuto. Se questo tipo di diagnostica non evidenzia segni di rottura, non ci sarà bisogno di effettuare altri esami; tuttavia se l’ecografia fa sorgere qualche sospetto sarà necessario eseguire una risonanza magnetica per confermare o escludere questa possibilità.

Trascorsi dieci anni dall’inserimento della protesi, se i risultati dell’ecografia mostrano sospetto di rottura, non occorre realizzare ulteriori indagini. Per il corso naturale della protesi – che ha una durata specifica – è abbastanza probabile che la rottura sia presente. Naturalmente si può richiedere una risonanza magnetica per confermare questo sospetto.

Nel caso di protesi mammarie riempite di soluzione salina, ci si accorge abbastanza velocemente di una sua eventuale rottura: la soluzione salina fuoriesce dall’involucro e viene assorbita dall’organismo; la protesi, quindi, perde volume nel giro di poche ore, a volte giorni. Invece, la rottura delle protesi contenenti gel di silicone di solito è asintomatica e non viene percepita.

In molti casi la rottura della protesi mammaria si verifica senza sintomi evidenti.

    rottura protesi mammaria

    Nel caso di protesi mammarie riempite di soluzione salina, ci si accorge abbastanza velocemente di una sua eventuale rottura

    Questa situazione non rappresenta alcun pericolo immediato per la salute della paziente, non comportando una fuoriuscita di silicone. A volte viene rilevata durante gli esami di routine come la mammografia, l’ecografia mammaria, lo scanner, la risonanza magnetica, anche se non si sospettava l’esistenza di una rottura.

    Cause di possibile rottura delle protesi mammarie

    In generale, oltre ai controlli periodici delle protesi, è necessario richiedere una visita specialistica per verificarne lo stato nei seguenti casi:

    • Ferita da taglio o da punta sul seno.
    • Forte trauma sul seno che abbaia comportato o meno una ferita.
    • Incidente che abbia provocato frattura delle costole o altre pressioni che possano aver danneggiato la protesi.
    • Cambiamento significativo nelle dimensioni, consistenza e posizione del seno.

    In tutti questi casi, anche se non si è verificata una diminuzione nel volume del seno, è consigliabile richiedere una visita chirurgica di controllo per escludere eventuali danni.

    rottura protesi mammaria

    Sono molto importanti i controlli periodici

    È importante che le donne che richiedono questo tipo di intervento o che ci stanno pensando, siano pienamente coscienti del fatto che nessuna protesi mammaria dura per sempre. Per questo motivo sono molto importanti i controlli periodici. In realtà, i chirurghi affermano che solo una piccola percentuale di pazienti si presentano alle visite di controllo o lo fanno in modo regolare.

    La paziente dovrà essere informata chiaramente circa la durata della sua protesi mammaria o dopo quanti anni questa deve essere considerata vecchia e fragile; la protesi, come ogni materiale non dura tutta la vita e con il passare del tempo va incontro a usura. Molte volte, un trauma subito al seno nei primi anni dopo l’inserimento della protesi, non comporta nessuna conseguenza, ma se la protesi è usurata può andare incontro a rottura.

    Le protesi di ultima generazione sono fabbricate in gel altamente coesivo e con un guscio multistrato, si usurano meno e sono meno fragili.

    Le protesi mammarie di vecchia generazione erano realizzate in gel non coesivo e dotate di un involucro meno resistente; si mantenevano in condizioni ottimali tra i dieci e i quindici anni.

    rottura protesi mammaria

    Se la rottura è intra-capsulare, la capsula stessa impedirà all’impianto di deformarsi e quindi non si avvertirà alcun sintomo

    Le protesi di ultima generazione sono fabbricate in gel altamente coesivo e con un guscio multistrato, si usurano meno e sono meno fragili. La coesività del gel rende molto più difficile un’eventuale fuoriuscita di materiale. Quanto più il gel è coeso e robusti sono gli strati dell’involucro, maggiore sarà la sicurezza della protesi e la sua tenuta nel corso degli anni.

    Sintomi di rottura protesica

    I sintomi di rottura protesica sono i seguenti:

    • Dolore, bruciore, formicolio o sensazione di fastidio al seno.
    • Rigonfiamenti o protuberanze nell’area del seno o dell’ascella.
    • Infiammazione e intorpidimento del seno.
    • Cambio nelle dimensioni o forma del seno.

    I sintomi compaiono in caso di rottura extra-capsulare, vale a dire, quando si è danneggiato il guscio della protesi mammaria e il gel è fuoriuscito anche dalla capsula che circonda l’impianto. La capsula è una membrana connettivale creata dal nostro organismo all’interno della mammella come reazione da corpo estraneo e va ad isolare e rivestire la protesi stessa.

    Come individuare una rottura protesica in assenza di sintomi

    rottura protesi mammaria

    I chirurghi considerano la risonanza magnetica mammaria come esame di conferma e in prima istanza consigliano sempre l’ecografia

    In assenza di sintomi la diagnosi può essere realizzata unicamente mediante esami clinici e prove radiologiche – ecografia o risonanza magnetica -. Questo sottolinea l’importanza di sottoporsi a controlli da parte del chirurgo come routine e non solo in presenza di problemi o quando si avverte fastidio. Ricordiamo che se la rottura è intra-capsulare, la capsula stessa impedirà all’impianto di deformarsi e quindi non si avvertirà alcun sintomo.

    Un presupposto molto importante è che non è sufficiente una visita ginecologica e una mammografia, ma deve essere consultato il chirurgo plastico, figura medica maggiormente specializzata in questo ambito. Inoltre, ricordiamo che la mammografia non è un metodo diagnostico adatto a verificare lo stato della protesi. Dopo l’intervento è consigliabile sottoporsi alla prima risonanza magnetica al massimo dopo tre anni e ripeterla ogni due.

    I chirurghi considerano la risonanza magnetica mammaria come esame di conferma e in prima istanza consigliano sempre l’ecografia. La risonanza non è un esame alla portata di tutte le tasche, anche se con BonoMedico si possono ottenere sconti importanti; è quindi indispensabile che l’ecografia venga realizzata da un radiologo esperto nell’analisi delle protesi mammarie.

    In assenza di sintomi la diagnosi può essere realizzata unicamente mediante esami clinici e prove radiologiche.

    rottura protesi mammaria

    Se l’ecografia lascia dubbi circa il buono stato delle protesi, deve essere seguita da risonanza magnetica

    Non è semplice diagnosticare la rottura di una protesi mammaria solo mediante un’ecografia: i segni radiologici possono essere dubbi con la possibilità di falsi positivi (che erroneamente segnalano un caso di rottura), e falsi negativi (in cui la rottura è presente ma non viene evidenziata).

    Controlli postoperatori

    Come regola generale, fatta salva la decisione del chirurgo, i controlli nelle pazienti che non presentano sintomi dovrebbero essere fatti con queste modalità:

    • Ecografia un anno dopo l’intervento chirurgico.
    • Dopodiché, ecografia ogni due anni.
    • Dopo dieci anni dall’intervento, l’ecografia va eseguita annualmente.
    • Se l’ecografia lascia dubbi circa il buono stato delle protesi, deve essere seguita da risonanza magnetica. Se il risultato è nuovamente positivo, occorre sostituire la protesi.

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