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Protesi rotonde o anatomiche: quali sono le migliori


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Pubblicato in Mastoplastica additiva

Una delle questioni più dibattute nella chirurgia di aumento del seno è la scelta della forma delle protesi, che possono essere protesi rotonde o anatomiche. È importante notare che in base al modello scelto, il chirurgo può ottenere nella stessa donna risultati molto diversi. La scelta, dunque, condiziona molto il risultato finale e deve essere valutata attentamente se si vuole ricavare un effetto naturale. Le protesi rotonde riempiono maggiormente la parte superiore del seno, la zona che tende ad appiattirsi di più e per tale motivo sono molto richieste dalle pazienti che desiderano maggiore volume.

forma delle protesi rotonde anatomiche

Le prime protesi utilizzate negli anni sessanta erano lisce e rotonde

I chirurghi che collaborano con www.bonomedico.it vi diranno sempre che quando si sceglie la giusta protesi di alta qualità, adatta alla paziente per forma e volume, diminuisce la possibilità di dover ripetere l’intervento nel corso della vita.

Le prime protesi utilizzate negli anni sessanta erano lisce e rotonde e contenevano silicone liquido; Nei cinquant’anni successivi sono stati apportati miglioramenti importanti. Da alcuni anni vi è stata una notevole evoluzione nei risultati estetici di questo tipo di intervento e sempre più pazienti si rivolgono al chirurgo con il desiderio di ottenere un seno più naturale e armonioso, ben proporzionato e senza volumi eccessivi.

Una delle questioni più dibattute nella chirurgia di aumento del seno è la scelta della forma delle protesi, che possono essere protesi rotonde o anatomiche.

Per andare incontro alle richieste di un risultato più armonico i produttori hanno disegnato le protesi anatomiche, in principio destinate alle pazienti sottoposte a ricostruzione mammaria a seguito di operazione per cancro, perché simulavano la forma normale della mammella. I risultati ottenuti furono molto soddisfacenti e questo tipo di protesi cominciò ad essere utilizzato per correggere casi di asimmetria e, infine, per l’aumento del seno.

Le protesi anatomiche

protesi rotonde anatomiche

Le protesi anatomiche sono a forma di goccia e con un aspetto molto simile al seno femminile

Le protesi anatomiche sono a forma di goccia e con un aspetto molto simile al seno femminile; vengono usate in chirurgia ricostruttiva e in chirurgia estetica quando la donna dispone di maggior volume nella parte superiore del seno. Sono generalmente riempite di gel di silicone ad alta coesività e sono avvolte da un guscio molto robusto.  La parte superiore è meno piena, il polo superiore è assottigliato, in alcuni casi piatto fino al capezzolo, che è il punto più alto (dove è maggiore la distanza rispetto alla base della protesi). La parte con più volume è quella inferiore, al di sotto del capezzolo. Esistono vari modelli di protesi anatomiche, dal momento che le donne più alte e magre hanno un seno più alto e stretto, mentre le donne più basse e rotonde hanno solitamente un seno più largo che alto. Per quanto la forma e il volume siano variabili, il seno di una donna non è mai rotondo.

    A differenza di quelle rotonde, le protesi anatomiche sono disponibili con altezze e larghezze diverse in modo da adattarsi meglio alle eventuali asimmetrie o alle esigenze specifiche di ogni donna. I produttori hanno sviluppato diversi modelli sulle varie tipologie femminili, vale a dire protesi larghe e corte, alte e affusolate e altre con altezza uguale alla larghezza.

    Ogni donna, grazie ai consigli e all’esperienza del chirurgo, deve scegliere il modello che meglio si adatta al suo corpo e che tenda al risultato desiderato, anche se è sempre consigliabile un aumento di taglia discreto, apprezzabile ma proporzionato e naturale.

    A differenza di quelle rotonde, le protesi anatomiche sono disponibili con altezze e larghezze diverse in modo da adattarsi meglio alle eventuali asimmetrie o alle esigenze specifiche di ogni donna.

    Le protesi anatomiche vengono consigliate alle pazienti con seno tuberoso che hanno necessità di una protesi ferma, in grado di restituire una forma armoniosa al seno e apportare maggiore volume nella zona areolare e inferiore, piuttosto che nella parte superiore solitamente abbastanza piena. Anche le pazienti con anomalie della gabbia toracica o altre asimmetrie possono ottenere buoni risultati da questo tipo di protesi.

    protesi rotonde e anatomiche

    Le protesi anatomiche vengono consigliate alle pazienti con seno tuberoso che hanno necessità di una protesi ferma, in grado di restituire una forma armoniosa al seno e apportare maggiore volume nella zona areolare e inferiore

    Presentano l’inconveniente che qualora si verifichi una rotazione della protesi, evento molto raro, questa si può deformare, rendendo necessario un nuovo intervento.

    Le protesi rotonde

    Il volume è distribuito su tutta la protesi (a differenza delle protesi anatomiche che hanno maggiore volume nella parte inferiore). Sulla propria base formano un cerchio quasi perfetto in cui altezza e larghezza sono circa pari, come un pallone tagliato a metà. Pertanto, con questa protesi il seno si riempie in modo uniforme, nella parte superiore e inferiore e acquista maggiore visibilità.

    forme delle protesi rotonde e anatomiche

    Viene consigliata la protesi rotonda quando il seno della paziente è ben strutturato e non troppo piccolo

    Essendo il risultato piuttosto vistoso, viene consigliata la protesi rotonda quando il seno della paziente è ben strutturato e non troppo piccolo. Solo in questo caso si ottiene un effetto naturale.

    Se la paziente invece ha poco seno si consiglia di collocare questo tipo di protesi sotto il muscolo pettorale, per avere un risultato ugualmente naturale. Hanno il vantaggio di essere simmetriche, per cui, se dovessero ruotare non si deformano, come invece può succedere alle protesi anatomiche.

    Sono adatte ai seni che sono voluminosi ma un po’ cadenti a causa dello scivolamento della ghiandola mammaria verso il basso, situazione normale dopo l’allattamento o nei seni grandi. Se l’areola del seno non si è spostata verso il basso, le protesi rotonde sono le più adatte. Vengono anche consigliate nel caso di mammelle normali con una certa ipoplasia, sempre che la paziente desideri un dècolletè definito e pieno.

    Le protesi rotonde sono adatte ai seni che sono voluminosi ma un po’ cadenti a causa dello scivolamento della ghiandola mammaria verso il basso.

    Altri aspetti da prendere in considerazione

    Oltre alla scelta della forma, rotonda o anatomica, vi sono altri aspetti che chirurgo e paziente devono considerare per poter scegliere il modello più adatto e ottenere il risultato migliore.

    protesi rotonde e anatomiche

    Nei primi anni esistevano unicamente le protesi lisce ed erano frequenti i casi di contrattura capsulare

    I primi interventi di mastoplastica additiva furono realizzati negli Stati Uniti e divennero molto richiesti alla fine degli anni sessanta. Nei primi anni esistevano unicamente le protesi lisce ed erano frequenti i casi di contrattura capsulare (irrigidimento della capsula o cicatrice prodotta dal seno per avvolgere e isolare l’impianto protesico, che non cessa di essere per l’organismo un corpo estraneo). Se la capsula si indurisce e si contrae, comprime e deforma la protesi, causando alterazioni a livello estetico. Le prime modifiche che furono apportate alle protesi lisce non furono in grado di ridurre i casi di contrattura capsulare.

    Con la nascita delle protesi ruvide è stata modificata la superficie o guscio esterno su cui vengono praticate una serie di increspature o piccole irregolarità. L’involucro esterno diventò anche più spesso e composto da una serie di strati sovrapposti. Grazie ai nuovi modelli protesici si ridussero in modo sostanziale i casi di contrattura capsulare e si riscontrò che la capsula o cicatrice generata dal seno era più vascolarizzata e con meno cellule muscolari. Questo permetteva una migliore distribuzione delle tensioni o contrazioni generate ad ogni movimento del seno, senza che andassero ad agire direttamente o esclusivamente sulla protesi.

    Con la nascita delle protesi ruvide è stata modificata la superficie o guscio esterno su cui vengono praticate una serie di increspature o piccole irregolarità.

    Tuttavia, anche se in misura molto minore rispetto a prima, i casi di contrattura capsulare continuavano a verificarsi più di quanto auspicato; si provò, quindi a modificare la tecnica chirurgica spostando l’alloggiamento naturale della protesi da sopra il muscolo pettorale a sotto il muscolo. Questa modalità risulta più invasiva per la paziente e ha un decorso post-operatorio più doloroso, ma è riuscita a eliminare quasi del tutto i casi di contrattura capsulare. Con, in più, un eccezionale risultato estetico.

    Guscio esterno delle protesi

    protesi rotonde e anatomiche

    Le protesi lisce hanno come principale vantaggio il fatto di essere più morbide e piacevoli al tatto

    Le protesi ruvide hanno come principale vantaggio il fatto di poter essere introdotte senza troppe difficoltà attraverso le tre vie d’accesso possibili: ascellare, sottomammaria e areolare; la loro tecnologia è di alta qualità: sono rivestite da un guscio multistrato e la loro ruvidità è frutto di anni di ricerca. Lo stesso rivestimento esterno è più spesso e garantisce lunga durata e resistenza alla rottura; il prezzo è mediamente accessibile, non è elevato; è ridotto il rischio di sieroma e di possibili ondulazioni (rippling); la buona aderenza al tessuto mammario impedisce alle protesi spostamenti o movimenti indesiderati; non costituiscono un impedimento per le donne che in futuro desiderano allattare al seno o all’esecuzione di esami diagnostici come la mammografia o l’ecografia.

    Le protesi lisce hanno come principale vantaggio il fatto di essere più morbide e piacevoli al tatto; non aderendo ai tessuti circostanti hanno un movimento più naturale. La cicatrice risultante è più piccola poiché in questo caso l’inserimento richiede un’incisione minore; infine, eventuali infezioni rispondono al trattamento con maggiore facilità.

    Dimensioni o volume delle protesi

    forma delle protesi: rotonde o anatomiche

    Un’altra decisione importante riguarda le dimensioni o volume delle protesi

    Un’altra decisione importante riguarda le dimensioni o volume delle protesi; i produttori offrono un’ampia gamma di grandezze tra cui poter scegliere. Le più piccole hanno un volume di circa 125 cc e le più grandi arrivano a misurare fino a 450 cc. Fortunatamente sempre meno pazienti si lasciano influenzare dalla moda del seno abbondante. Rispetto agli anni passati, in cui era maggiore la richiesta di volumi eccessivi e dall’aspetto poco naturale, sono sempre più richiesti seni proporzionati e naturali.

    Occorre fidarsi soprattutto dell’esperienza del chirurgo che dopo aver valutato la struttura anatomica e le dimensioni di partenza del seno potrà consigliare a ciascuna paziente il volume della protesi più adatto. È frequente che vengano realizzate simulazioni con l’ausilio di reggiseni a varie imbottiture o mediante programmi di simulazione 3D che facilitano la scelta.

    Occorre fidarsi soprattutto dell’esperienza del chirurgo che dopo aver valutato la struttura anatomica e le dimensioni di partenza del seno potrà consigliare a ciascuna paziente il volume della protesi più adatto.

    Produttore

    La scelta della marca o del produttore non rappresenta un problema, dal momento che ogni chirurgo lavora con diverse case produttrici, tra quelle che a suo avviso offrono totale garanzia e ottimo risultato estetico. Controlli severi da parte delle autorità sanitarie garantiscono un’elevata qualità per la maggior parte delle protesi, rotonde o anatomiche, e il parere del chirurgo diventa una guida importante per la scelta più appropriata.

    Materiale di riempimento

    protesi rotonde e anatomiche

    Controlli severi da parte delle autorità sanitarie garantiscono un’elevata qualità per la maggior parte delle protesi

    Negli interventi di aumento del seno, una delle questioni più importanti che riguardano la scelta del tipo di protesi è il materiale di riempimento. Le prime protesi erano riempite di silicone liquido, ma dopo anni di ricerca, attualmente i modelli vengono riempiti con due materiali che negli anni hanno dimostrato di essere sicuri e affidabili: il gel coesivo di silicone e la soluzione salina.

    Le protesi con gel di silicone coesivo sono costituite da vari strati di silicone strettamente coesi; questa progettazione ha eliminato completamente il rischio di fuoriuscita di silicone all’interno del seno. Sono molto resistenti alla rottura, ma anche se si dovesse verificare non comporterebbe alcuna fuga di silicone. Hanno grande durata e si deformano poco. Il loro aspetto è molto naturale sia alla vista che al tatto. Il tasso di rottura è davvero basso, meno dello 0,02% e quando si verifica è sempre causato da un colpo o altro trauma. Possono avere diversi livelli di coesione, alta e normale.

    Le protesi con gel di silicone sono molto resistenti alla rottura.

    Le protesi riempite di soluzione salina hanno una caratteristica importante: vengono introdotte completamente vuote all’interno del seno; solo una volta alloggiate vengono riempite di soluzione. Dal momento che vengono inserite vuote, in questa fase occupano meno volume rispetto all’altro tipo di protesi e richiedono un’incisione più piccola; la cicatrice di conseguenza risulterà meno visibile. Il rischio di rottura di queste protesi è maggiore, ma anche in tal caso una fuoriuscita di soluzione salina non comporterebbe alcun rischio: la soluzione è ben tollerata e viene assorbita dal corpo della paziente senza nessun effetto collaterale.

    Come viene introdotta la protesi mammaria?

    protesi rotonde e anatomiche

    Attualmente esistono diverse tecniche o vie d’accesso per l’alloggiamento della protesi mammaria

    Attualmente esistono diverse tecniche o vie d’accesso per l’alloggiamento della protesi mammaria: le tre principali sono la areolare (nell’areola intorno al capezzolo), la sottomammaria (nel solco sotto il seno) e l’ascellare (sotto le ascelle). Le tre vie presentano pro e contro che devono essere valutati dal chirurgo e dalla paziente prima dell’intervento, in base all’anatomia e alle condizioni del del seno. Senza un’analisi minuziosa del chirurgo non è possibile affermare quale sia la modalità migliore per la paziente.

    L’areola del seno è una via d’inserimento abbastanza sfruttata dai chirurghi, sebbene comporti qualche difficoltà in più: in questa zona il notevole cambiamento di colore e texture della pelle consente di mascherare meglio la cicatrice. È però sconsigliata quando la protesi scelta è voluminosa o quando l’areola del seno è molto ridotta.

    L’inserimento ascellare attualmente è scarsamente utilizzato perché presenta maggiori difficoltà. Vi si ricorre quando l’areola del seno è molto piccola o quando la paziente ne fa esplicita richiesta. Non è praticabile con tutti i modelli di protesi. La cicatrice resta nascosta dall’ascella, sotto il braccio.

    Le tre pincipali vie d’accesso per l’alloggiamento della protesi mammaria sono la areolare (nell’areola intorno al capezzolo), la sottomammaria (nel solco sotto il seno) e l’ascellare (sotto le ascelle).

    La via d’accesso sottomammaria è una tecnica abbastanza facile, estremamente sicura per quasi tutti i tipi e i modelli di protesi, rotonde o anatomiche e indipendentemente dalla dimensione o dal volume. La cicatrice resta sotto il seno, completamente nascosta, a meno che non si vadano a svolgere alcune attività sportive in spiaggia indossando un bikini molto ridotto. Viene consigliato alle donne con areola del seno piccola e quando viene richiesto un modello di protesi dal volume importante.

    Ogni quanti anni devo sostituire le protesi?

    protesi rotonde e anatomiche

    La maggior parte dei modelli attuali offrono una garanzia a vita contro il rischio di rottura

    In molte donne è radicata la convinzione che le protesi debbano essere sostituite necessariamente ogni dieci anni; questa convinzione però non ha alcuna base scientifica: la qualità dei modelli attuali di protesi, rotonde o anatomiche, garantiscono una durata molto più elevata; non hanno una data di scadenza precisa e i chirurghi consigliano unicamente di sottoporsi a controllo per verificarne il buono stato di conservazione. Solo nel caso in cui si osservino alterazioni o difetti si consiglierà di sostituirle. La maggior parte dei modelli attuali offrono una garanzia a vita contro il rischio di rottura.

    La qualità dei modelli attuali di protesi, rotonde o anatomiche, non hanno una data di scadenza precisa e i chirurghi consigliano unicamente di sottoporsi a controllo per verificarne il buono stato di conservazione.

    Infine, parlando di protesi mammarie, possiamo considerare la contrattura capsulare il grande problema del secolo passato. Il rischio che si verifichi, infatti, si è ridotto drasticamente grazie al progresso dei materiali, dei nuovi disegni e delle tecniche chirurgiche, diventati eccezionali. L’introduzione della protesi mammaria causa una reazione nel corpo: intorno ad essa si crea una pellicola o capsula, fino ad isolarla completamente in quanto elemento estraneo. In alcuni casi la capsula arrivava a comprimere e chiudere la protesi con una forza tale da deformarla, provocando la cosiddetta contrattura capsulare.

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