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Protesi mammarie: tipi, possibili rischi e complicazioni


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Pubblicato in Mastoplastica additiva

Le protesi mammarie sono soggette a rigorosi controlli da parte dell’Unione europea e possono essere vendute in Italia soltanto previa autorizzazione. Sono state classificate dall’Organismo competente come dispositivi protesici impiantabili (alla pari delle valvole cardiache o delle protesi dell’anca); si tratta di uno dei dispositivi sanitari più oggetto di studio, in quanto in uso già dagli anni Sessanta. Attualmente sono aumentati i controlli sanitari su tutti i tipi di protesi, cosa che rende difficile il ripetersi di una frode simile a quanto occorso con le protesi PIP e sono svariate le opzioni che si offrono al chirurgo e alla paziente al momento di scegliere la soluzione migliore.

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Le scelte possibili sono diverse, in termini di volume o dimensione della protesi, vie di accesso, posizionamento, etc.

L’offerta è molto ampia e ogni chirurgo ha la possibilità di ottenere risultati diversi con la stessa paziente in quanto sono molti i fattori da prendere in considerazione. Le scelte possibili sono diverse, in termini di volume o dimensione della protesi, vie di accesso, posizionamento, etc.

In questo senso, una scelta corretta deve tener conto delle caratteristiche delle protesi disponibili sul mercato. Nel corso della visita con il chirurgo è molto importante esprimere nel dettaglio le proprie aspettative e desideri circa il volume e la forma del seno che si vuole raggiungere; l’esplorazione fisica e anatomica del seno è il punto da cui parte il chirurgo per poter consigliare correttamente la paziente in quanto a tecnica operatoria, tipo di impianto o protesi mammaria, posizionamento e passi da seguire nella fase pre-operatoria e di recupero.

Nel corso della visita con il chirurgo è molto importante esprimere nel dettaglio le proprie aspettative e desideri circa il volume e la forma del seno che si vuole raggiungere.

Le protesi mammarie: tipi

Le protesi mammarie possono essere classificate in base ai seguenti aspetti:

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      Scegliere il volume giusto potrebbe essere una scelta difficile per la paziente, che deve lasciarsi sempre consigliare dal chirurgo

      Volume o dimensioni: la scelta è ampia, anche se le protesi in genere vanno dai 125 cc ai 450 cc; scegliere il volume giusto potrebbe essere una scelta difficile per la paziente, che deve lasciarsi sempre consigliare dal chirurgo. È possibile simulare il risultato finale mediante reggiseni imbottiti con protesi diverse o con programmi 3D fino a raggiungere l’effetto desiderato.

    • Ditte: sono numerose le aziende ad alto grado di affidabilità che offrono protesi sicure e garantite. Il chirurgo può scegliere tra diverse opzioni, consigliando alla paziente la protesi che, in base alla sua esperienza, si adatta meglio alle sue necessità. Tra le marche più affermate ricordiamo Sebbin, Eurosilicone, McGhan, Silimed, Mentor, anche se ve ne sono molte altre. Esistono molte buone case produttrici, con un ampio catalogo in quanto a dimensioni, materiali e forme, che offrono completa garanzia e sicurezza. Il progresso tecnologico degli ultimi venti anni è stato imponente.
    • Contenuto: si tratta forse della scelta principale e va lasciata nelle mani del chirurgo e alla sua esperienza professionale. Attualmente i chirurghi operano con due tipi fondamentali di protesi: con soluzione fisiologica e con gel coesivo di silicone:
    1. Protesi mammaria con gel coesivo di silicone. Ha un vantaggio importante: in caso di rottura, il gel si mantiene al suo posto, continua ad essere coesivo e non fuoriesce dalla protesi. Ha una durata molto alta e si consiglia unicamente di farsi controllare una volta l’anno per verificare, mediante risonanza magnetica, che sia ancora in perfetto stato. È il tipo di protesi che offre l’effetto più naturale al tatto. È molto resistente: il rischio di rottura o dispersione è insignificante (secondo alcuni studi dello 0,01%) ed è praticamente indeformabile, anche con il passare degli anni. Persino eventuali rotture causate da un trauma (ad esempio un incidente in auto) non comporta alcun rischio per la salute. Attualmente non esistono casi di micro-trasudazione di silicone attraverso la parete di rivestimento e sono rari i casi di infiammazione cronica provocata invece dai modelli più vecchi di protesi; sono, infine, quasi scomparsi i fenomeni di rigetto o di contrattura capsulare. Sono disponibili ad alta coesività e coesività normale.
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      La protesi mammaria con gel coesivo di silicone ha un vantaggio importante: in caso di rottura, il gel si mantiene al suo posto e non fuoriesce dalla protesi

      Protesi mammarie con soluzione fisiologica: il loro principale vantaggio sta nel comportare un’incisione più piccola; questo perché hanno la possibilità di essere introdotte vuote e successivamente riempite dentro la mammella. È importante notare, inoltre, che in caso di rottura o usura dell’impianto, l’eventuale fuoriuscita della soluzione viene riassorbita in modo naturale dall’organismo. Tra gli inconvenienti, un maggior rischio di rottura e fuga del contenuto, una maggior durezza al tatto e la possibilità di avvertirne maggiormente la presenza all’interno del seno (sensazione di calore o freddezza) perché si scaldano e si raffreddano più lentamente rispetto alla mammella.

    • Involucro o rivestimento: è la parte esterna della protesi, un guscio che viene riempito con gel o soluzione fisiologica ed è costituito normalmente da lamine di silicone o poliuretano. Entrambi i materiali offrono un buon risultato. La superficie della protesi può essere liscia o ruvida (testurizzata). Il chirurgo decide quale sia la più indicata per ogni paziente, anche se la tendenza è quella di optare per una superficie liscia quando l’impianto viene collocato sotto il muscolo e per la ruvida quando si decide per un posizionamento sopra il muscolo e sotto la ghiandola mammaria. Non si tratta di una scelta arbitraria dal momento che le prime protesi al silicone, a superficie liscia e posizionate sotto la ghiandola, provocarono un alto numero di contratture capsulari. Con la ricerca si dimostrò che le protesi a superficie ruvida inserite sotto il muscolo riducevano notevolmente questo problema. Erano presenti altri inconvenienti più trascurabili, principalmente nell’eventualità che la protesi si spostasse verso l’alto: la superficie ruvida aderiva al seno ed era più difficile riposizionarla. Per evitare questo problema si consiglia, dopo l’operazione, di non massaggiare il seno fintanto che non sia stabile.
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      La superficie della protesi può essere liscia o ruvida (testurizzata)

      Forma: in base alla forma esistono due tipi di impianti mammari: tondi e anatomici. Le protesi rotonde vengono di solito utilizzate quando si vuole ottenere un buon risultato a fronte di un aumento di volume importante. Sono costituite da gel coesivo meno denso, grazie al quale possono adattare la propria forma ai cambiamenti di postura, dal momento che la forza di gravità porta il gel a concentrarsi nella parte inferiore; in breve, questo tipo di gel asseconda i movimenti della paziente come farebbe un seno naturale, ad esempio concentrando il gel nella parte inferiore della protesi quando si assume una posizione in piedi. L’effetto è quindi molto buono. I modelli a forma tonda sono numerosi, per ogni tipo di esigenza. Le protesi anatomiche hanno una consistenza meno naturale perché sono riempite di gel più denso e rigido e non adattano la forma ai cambiamenti di posizione. I modelli più datati avevano ancora un arrotondamento nel bordo superiore, mentre quelli attuali sono a forma di goccia (più affusolati nella parte superiore) e offrono un risultato più naturale. Le protesi anatomiche sono nate come impianti destinati alla ricostruzione mammaria e avevano l’obiettivo di contenere i danni in caso di eventuale rottura dell’involucro. Erano riempite con gel molto denso che non modificava mai forma e posizione, avevano forma semi sferica e aspetto poco naturale.

    • Profilo: il profilo di una protesi mammaria può essere basso, medio o alto. Il termine profilo in questo caso si riferisce all’altezza tra la base della protesi e il punto più alto. Per una scelta corretta devono essere valutati diversi fattori, quali la forma della gabbia toracica della paziente, la grandezza della ghiandola mammaria e della protesi scelta. Ad esempio, quando il torace è ampio si consiglia un profilo medio o basso.

    Esistono attualmente tre vie di accesso o modi per inserire un impianto, in base alla zona in cui verrà eseguita l’incisione.

    Come si inseriscono le protesi mammarie

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    In base alla forma esistono due tipi di impianti mammari: tondi e anatomici

    Esistono attualmente tre vie di accesso o modi per inserire un impianto, in base alla zona in cui verrà eseguita l’incisione: l’areola del seno, l’ascella e il solco sotto-mammario. Spetta al chirurgo valutare le caratteristiche anatomiche della paziente e decidere quale delle tre modalità offre il migliore risultato. Ognuna presenta pro e contro, quindi è fondamentale affidarsi all’esperienza del medico.

    1. Via areolare: può essere areolare inferiore, periareolare completa o transareolare. È una delle tecniche più usate dai chirurghi: essendo realizzata intorno al capezzolo, una zona di contrasto nel tono della pelle, permette di occultare meglio la cicatrice. Tuttavia, con alcuni modelli di protesi risulta di difficile realizzazione.
    2. Via ascellare: l’incisione viene praticata sotto l’ascella; in genere vi si ricorre quando l’areola è molto piccola o se viene richiesto espressamente dalla paziente. La cicatrice è buona e lontana dal seno, quasi nascosta dal braccio; si tratta però di una via di accesso più complessa e che rende difficile il posizionamento per alcuni tipi di impianto.
    3. Via sottomammaria: è una modalità facile e sicura che facilita l’alloggiamento di qualsiasi tipo di protesi. La cicatrice verrà a trovarsi sotto la mammella, quindi invisibile se il seno la copre. È indicata nei casi in cui l’areola è molto piccola e quando si inseriscono protesi di grandi dimensioni. La cicatrice, tuttavia, si trova in una zona che può risultare visibile quando vengono eseguiti determinati movimenti che sollevano il seno (ad esempio alcuni giochi sulla spiaggia in costume da bagno).

    Spetta al chirurgo valutare le caratteristiche anatomiche della paziente e decidere quale delle tre modalità offre il migliore risultato.

    Dove si posizionano le protesi mammarie

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    Le protesi o impianti mammari possono essere posizionate in diverse aree del seno

    Le protesi o impianti mammari possono essere posizionate in diverse aree del seno, in base alla struttura anatomica della paziente e del tipo di protesi. Fino ad alcuni anni fa esistevano soltanto due possibili alloggiamenti o piani: sottomuscolare e sottoghiandolare. Al momento attuale le varianti possibili sono aumentate e in determinate circostanze si utilizza anche la posizione sottofasciale e su due piani (dual plane). Ecco nel dettaglio:

    • Posizione sottomuscolare o retropettorale: la protesi viene collocata sotto il muscolo grande pettorale, in una sorta di tasca che viene creata tra questo muscolo, il piccolo pettorale e le costole. Il seno acquista una maggiore mobilità e si evitano rotondità innaturali sulla parte alta del seno. L’impianto è meno rigido e non resta sollevato quando la paziente è in posizione distesa.Questa posizione riduce l’incidenza di contrattura capsulare. Presenta lo svantaggio dell’incisione del muscolo pettorale.
    • Posizione sottoghiandolare: la protesi viene collocata tra la ghiandola mammaria e il muscolo pettorale. Il risultato è abbastanza naturale perché la protesi si muove insieme alla ghiandola mammaria. Non comporta lesioni sul muscolo.
    • Posizione sottofasciale: la protesi viene posizionata sotto la fascia pettorale (la membrana che ricopre il muscolo). È una tecnica che produce maggior sanguinamento e più dolorosa.

    Domande frequenti sulle protesi mammarie

    Che durata hanno? Quando diventa necessario sostituirle?

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    I modelli attuali con gel coesivo non hanno una data di sostituzione precisa e la loro durata supera ampiamente i dieci anni

    Una delle questioni più dibattute sui mezzi d’informazione riguarda la durata delle protesi e la necessità di sostituirle pressappoco ogni dieci anni, necessità smentita dalla ricerca scientifica; l’unico consiglio ricorrente è quello di monitorare lo stato di conservazione dell’impianto, soprattutto dopo dieci anni dall’intervento. I modelli attuali con gel coesivo non hanno una data di sostituzione precisa e la loro durata supera ampiamente i dieci anni. Alcuni di questi impianti sono dotati di involucro multistrato e gel coesivo o ultra-coesivo e sono garantiti a vita dal produttore contro il rischio di rottura.

    Mammografia

    Per quanto riguarda l’esecuzione della mammografia non esiste nessuna controindicazione o effetto secondario; soprattutto se la protesi è stata alloggiata sotto il muscolo, l’esame è notevolmente agevolato; questo a meno che non ci siano complicazioni, come la rottura dell’impianto, situazione per cui non si consiglia la mammografia come esame diagnostico.

    Per quanto riguarda l’esecuzione della mammografia non esiste nessuna controindicazione o effetto secondario.

    Rottura delle protesi mammarie

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    La rottura delle protesi è poco frequente al giorno d’oggi

    Gli attuali modelli hanno portato quasi a zero il rischio di formazione di siliconomi ovvero rivestimenti prodotti come reazione dalla mammella intorno alle particelle di silicone libere a seguito di una fuoriuscita. In caso di rottura la protesi deve essere comunque sostituita per evitare il rischio di infezione, infiammazione o contrattura capsulare. La rottura delle protesi è poco frequente al giorno d’oggi.

    Cancro al seno e protesi

    Non esiste alcuna prova scientifica che permetta di associare il cancro al seno all’inserimento di una protesi. E nel caso di comparsa di questa patologia, la presenza di una protesi non comporta, in nessun modo, un avanzamento più rapido della malattia oppure una risposta più debole alle terapie, rispetto al seno naturale. Prova evidente dell’assenza di rischio è il loro impiego nella ricostruzione mammaria a seguito di mastectomia.

    Non esiste alcuna prova scientifica che permetta di associare il cancro al seno all’inserimento di una protesi.

    Allattamento e protesi mammarie

    La possibilità di allattare al seno è uno degli aspetti che preoccupano maggiormente le donne più giovani che desiderano in futuro avere un figlio. Normalmente la tecnica chirurgica rispetta l’integrità dei dotti galattofori e non compromette l’allattamento sia dal punto di vista della quantità che della qualità. Non esiste pericolo di contaminazione del latte o rischi simili. Va comunque segnalata al chirurgo la volontà di una gravidanza futura, affinché raddoppi le attenzioni nel corso dell’operazione. In alcuni casi, è vero, una tecnica non accurata potrebbe impedire l’allattamento al seno, per quanto sia un rischio poco frequente.

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    Normalmente la tecnica chirurgica rispetta l’integrità dei dotti galattofori e non compromette l’allattamento

    Quali sono i tempi di ripresa dopo un intervento di aumento del seno?

    Nei primi due o tre giorni che seguono l’intervento la paziente avvertirà alcune sensazioni fastidiose, ma non dolorose, come prurito intorno ai capezzoli (se l’inserimento è avvenuto attraverso l’areola), secchezza della pelle e la sensazione di un corpo estraneo all’interno del seno. Questa sensazione regredisce nel giro di 10 giorni fino ad un completo adattamento. Dopo 48 ore la paziente potrà fare la doccia, applicare una crema idratante per lenire la secchezza della pelle e ritornare alle attività quotidiane, salvo quelle che comportino uno sforzo intenso. I punti di sutura verranno riassorbiti da soli.

    Nei 30 giorni successivi si consiglia di non esporsi al sole. Il seno avrà un buon aspetto, ma potrebbero persistere piccole zone di infiammazione che richiederanno alcuni mesi prima di scomparire del tutto. Se l’operazione è stata eseguita attraverso l’areola, il capezzolo potrebbe avvertire una mancanza di sensibilità per alcuni mesi. Per ridurre questi sintomi il chirurgo plastico prescriverà farmaci analgesici, antinfiammatori e antibiotici. Si può riprendere l’attività lavorativa dopo 7 – 15 giorni, a seconda del tipo di protesi inserita e della risposta individuale all’intervento.

    Se l’operazione è stata eseguita attraverso l’areola, il capezzolo potrebbe avvertire una mancanza di sensibilità per alcuni mesi.

    Contrattura capsulare

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    Nei 30 giorni successivi si consiglia di non esporsi al sole

    La contrattura capsulare è causata dalla formazione di una cicatrice intorno all’impianto che può arrivare a stingerlo con forte intensità. Con i nuovi modelli protesici il rischio non è frequente. Per molti anni è stato il grande problema della mastoplastica additiva, tuttavia essendo un intervento praticato fin dagli anni sessanta su milioni di donne vi è stato un notevole progresso, in termini di tecniche operatorie e materiali di fabbricazione, che ha ridotto drasticamente l’incidenza di questo rischio.

    Possibili complicanze

    Prima di sottoporsi a mastoplastica additiva occorre tenere conto delle possibili complicazioni legate all’intervento. Possono essere disturbi di varia natura e intensità che in rare occasioni si manifestano in modo congiunto: dolore, seni asimmetrici, ematoma, infiammazione, infezione, spostamento degli impianti, atrofia del tessuto mammario, calcificazioni, difficoltà nella cicatrizzazione (cicatrici ipertrofiche o cheloidi), fuoriuscita di latte dal capezzolo, assenza di sensibilità del seno o dei capezzoli, ritenzione idrica, ondulazioni della pelle del seno o rippling.

    La contrattura capsulare è causata dalla formazione di una cicatrice intorno all’impianto che può arrivare a stingerlo con forte intensità.

    Ognuna di queste complicazioni richiede un approccio diverso, dall’assunzione di antibiotici fino, in alcuni casi, ad un nuovo intervento. In genere vengono risolte in breve tempo senza grandi complicazioni per la paziente.

    Quanto dura il ricovero post-operatorio?

    In genere dopo l’intervento la paziente resta ospedalizzata per 24/36 ore in osservazione, anche se in questo lasso di tempo non sono necessarie cure mediche speciali.

    Le cicatrici resteranno  visibili?

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    Le incisioni praticate sono molto ridotte, di pochi centimetri

    Le incisioni praticate sono molto ridotte, di pochi centimetri. Se la via d’inserimento prescelta è quella areolare, la cicatrice verrà a trovarsi tra l’areola e la pelle del seno, in una zona di transizione di colore e tono della cute. Nei primi tre mesi si potrà notare una sottile linea rossastra che gradualmente schiarirà fino a diventare quasi impercettibile. Fino a quel momento occorre evitare di esporsi direttamente ai raggi solari, applicare una crema a protezione totale e indossare sempre la parte superiore del bikini. Se l’inserimento della protesi avviene sotto l’ascella o sotto il solco del seno, la cicatrice resterà occultata dal braccio o dalla mammella.

    Quando si potrà vedere il risultato definitivo?

    Il risultato è immediato e apprezzabile subito dopo l’operazione, ma nei primi mesi il seno resta leggermente più gonfio, circa una taglia in più rispetto al risultato finale. Dopo un paio di mesi il gonfiore sparisce e si può apprezzare il risultato definitivo.

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