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Protesi lisce o ruvide: quali sono le migliori


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Pubblicato in Mastoplastica additiva

Le protesi, in base al guscio esterno possono essere lisce o ruvide (testurizzate).

protesi lisce o ruvide

Il requisito principale delle protesi attuali è la sicurezza della paziente

Dopo la frode delle protesi PIP, occorsa qualche anno fa, la Comunità Europea ha moltiplicato i controlli alle case produttrici. Attualmente le protesi possono essere commercializzate solo previa autorizzazione. Le protesi mammarie sono state classificate come dispositivi protesici impiantabili alla pari delle protesi del ginocchio o dell’anca e comportano standard e controlli elevati. I materiali che le compongono sono oggetto di studio e miglioramento continuo da più di cinquant’anni.

Attualmente sono numerosi i produttori che, in totale garanzia e sicurezza, offrono un’ampia gamma di modelli. Il chirurgo può quindi scegliere per ogni paziente tra varie opzioni, in base alla tecnica di inserimento (ascellare, areolare o sottomammaria), il volume o la grandezza della protesi, il piano di posizionamento, il suo contenuto etc. Il chirurgo sceglie il tipo di protesi dopo aver valutato il seno e l’anatomia della paziente, la grandezza e la forma delle protesi e il risultato che si desidera ottenere.

Una delle decisioni che deve affrontare il chirurgo è la scelta della protesi in base al materiale di cui è costituito l’involucro esterno.

Il requisito principale delle protesi attuali è la sicurezza della paziente, basata su fattori essenziali quali:

  1. Riduzione massima del rischio di contrattura capsulare, che si è raggiunta grazie alle protesi ruvide o testurizzate.
  2. Maggiore resistenza e durata possibile. Per ottenere questo risultato è stato rafforzato l’involucro che ricopre la protesi affinché, in caso di rottura, il silicone non possa fuoriuscire e riversarsi nella mammella.
protesi lisce o ruvide

Le protesi con superficie rugosa o testurizzata presentano una maggiore aderenza che previene la rotazione o movimenti indesiderati della protesi stessa

Una delle decisioni che deve affrontare il chirurgo è la scelta della protesi in base al materiale di cui è costituito l’involucro esterno, a forma di borsa e dentro cui si introduce la soluzione salina oppure il gel di silicone.

    Ogni chirurgo deve decidere quale sia la più adatta al tipo di intervento; esiste, tuttavia, una tendenza generalizzata a scegliere protesi lisce quando il posizionamento avviene sotto il muscolo e ruvide quando si decide di collocarle sopra il muscolo ma sotto la ghiandola mammaria. Le protesi con superficie rugosa o testurizzata presentano una maggiore aderenza che previene la rotazione o movimenti indesiderati della protesi stessa.

    Negli anni sessanta cominciarono ad essere eseguiti i primi interventi chirurgici di aumento del seno, con numerosi problemi ed effetti collaterali; il principale era il rischio di contrattura capsulare o irrigidimento del tessuto prodotto dal seno che va ad avvolgere la protesi, una volta inserita.

    Le prime protesi avevano la superficie liscia e i diversi tentativi per cambiarla non aiutavano a ridurre tale rischio.

    Esiste, tuttavia, una tendenza generalizzata a scegliere protesi lisce quando il posizionamento avviene sotto il muscolo e ruvide quando si decide di collocarle sopra il muscolo ma sotto la ghiandola mammaria.

    Un primo grande passo in avanti fu realizzato modificando la superficie esterna, che da liscia diventò irregolare; nascevano così le protesi testurizzate o ruvide. Lo strato che avvolge la protesi venne ispessito e cominciò ad essere costituito da vari strati e dotato di numerose irregolarità e depressioni. A partire da quel momento si sono ridotti i casi di contrattura capsulare; inoltre la cicatrice o capsula che avvolge la protesi ha cominciato ad essere più vascolarizzata e fine, con meno cellule muscolari. Questo tipo di cicatrizzazione attorno alla protesi permette di distribuire le tensioni o le forze di contrazione in più direzioni, senza premere direttamente e in modo esclusivo sull’impianto.

    protesi lisce e ruvide

    Anche le protesi ruvide avevano i loro svantaggi, ma in misura molto minore

    I casi di contrattura capsulare si ridussero, ma continuavano ad essere tuttavia elevati; si capì pertanto che la causa non risiedeva soltanto nella superficie o texture della protesi, ma che poteva incidere anche il suo posizionamento, fino ad allora solitamente sopra il muscolo. Pertanto venne modificata la modalità di posizionamento delle protesi (lisce o ruvide), portandole al piano sottomuscolare, sotto il muscolo grande pettorale; una tecnica più invasiva e con un decorso post-operatorio più complicato per la paziente, ma che tuttavia contribuì a diminuire in modo drastico i casi di contratture capsulari. Offriva, inoltre, un ottimo risultato estetico.

    Anche le protesi ruvide avevano i loro svantaggi, ma in misura molto minore, principalmente quando le protesi scivolavano verso l’alto: essendo ruvide aderivano al seno e risultava molto difficile farle scendere nuovamente. Quando vengono inserite protesi ruvide, quindi, per evitare questo inconveniente si consiglia di non massaggiare il seno fino a quando non siano stabili.

    Vantaggi e svantaggi dei due tipi di protesi

    Vantaggi delle protesi ruvide o testurizzate

    • protesi lisce e ruvide

      Il guscio di copertura è più spesso e dona alla protesi maggiore resistenza, durata e minor rischio di rottura

      Possono essere introdotte nelle tre modalità (areolare, sottomammaria o ascellare) con una certa facilità.

    • La qualità di fabbricazione è molto alta perché sono dotate di involucro multistrato e di una ruvidità superficiale studiata accuratamente e in grado di dare ottimi risultati.
    • Il guscio di copertura è più spesso e dona alla protesi maggiore resistenza, durata e minor rischio di rottura.
    • Hanno una buona tenuta contro il rischio di ondulazione della protesi (rippling).
    • Buona tenuta contro il rischio di slittamento delle protesi, favorita dall’ottima aderenza ai tessuti del seno.
    • Hanno un prezzo accessibile.
    • Non ostacolano l’allattamento al seno né le future mammografie o ecografie mammarie.

    Svantaggi delle protesi ruvide o testurizzate

    • Il rischio di contrattura capsulare, in caso di posizionamento sottoghiandolare o sopra muscolare non è particolarmente ridotto. Se collocate sotto il muscolo, questo rischio diminuisce, con gli  inconvenienti, però, di una chirurgia più invasiva.
    • Presentano un più alto tasso di sieroma, precoce o tardivo, rispetto alle protesi lisce.
    • L’inserimento richiede un’incisione o taglio maggiore; la via areolare risulta quindi sconsigliata nelle pazienti con areola piccola.
    • In caso d’infezione, la risposta al trattamento antibiotico è minore poiché le rugosità dell’involucro facilitano l’annidarsi dei batteri.

    Vantaggi delle protesi lisce

    • protesi lisce e ruvide

      Le protesi lisce, non aderendo ai tessuti circostanti, presentano un movimento più naturale, che accompagna i movimenti del corpo

      Sono più gradevoli al tatto e più morbide.

    • Non aderendo ai tessuti circostanti presentano un movimento più naturale, che accompagna i movimenti del corpo.
    • Comportano un’incisione o taglio più piccolo rispetto alle protesi ruvide.
    • Il rischio d’infezione è minore e in questo caso, rispondono meglio al trattamento farmacologico.
    • Tasso minore di sieroma post-operatorio.

    Svantaggi delle protesi lisce

    • Se la tasca del seno è molto grande, vi è una maggiore possibilità di spostamento delle protesi che possono arrivare a ripiegarsi.
    • Le protesi lisce richiedono un posizionamento sottomuscolare, vale a dire un intervento più aggressivo per la paziente.

    Concludendo, si può affermare genericamente (anche se ogni paziente rappresenta un caso a sé) che le protesi lisce comportano solitamente un posizionamento sottomuscolare, mentre le protesi ruvide o testurizzate consentono entrambi i posizionamenti, sottomuscolare e sottoghiandolare (sotto la ghiandola mammaria).

    Tanto le protesi ruvide quanto le protesi lisce sottomuscolari presentano un rischio ridotto di incapsulamento.

    protesi lisce o ruvide

    Molti chirurghi consigliano una protesi ruvida sottomuscolare nel caso in cui il seno della paziente sia dotato di una buona ghiandola mammaria

    Tanto le protesi ruvide quanto le protesi lisce sottomuscolari presentano un rischio ridotto di incapsulamento, uno dei principali obiettivi di questo intervento. Molti chirurghi consigliano una protesi ruvida sottomuscolare nel caso in cui il seno della paziente sia dotato di una buona ghiandola mammaria: quando la paziente è in posizione distesa, infatti, la ghiandola si espande e il risultato estetico è molto buono. Al contrario, se la ghiandola è scarsa, una posizione distesa della paziente rende eccessiva la visibilità delle protesi.

    Altri aspetti da considerare

    Oltre alla scelta tra protesi lisce o ruvide vi sono altri fattori da prendere in considerazione. In caso di dubbio potete contare sul consiglio dei chirurghi che collaborano con www.bonomedico.it, medici con esperienza pluriennale e di totale fiducia.

    Il produttore

    Scegliere non è difficile, dal momento che sono molte le case produttrici che offrono totale sicurezza e garanzia, e ognuna di essa rappresenta in sé una buona scelta. Ciascun chirurgo lavora solitamente con tre o quattro produttori di fiducia, che consentono al medico di ottenere ottimi risultati chirurgici e alla paziente di poter scegliere il modello di protesi liscia o ruvida che preferisce.

    Il materiale di riempimento della protesi

    protesi lisce o ruvide

    Sono molte le case produttrici che offrono totale sicurezza e garanzia

    Costituisce una delle decisioni più importanti e, anche in questo caso, sarà il chirurgo a stabilire quale sia la scelta migliore per la paziente. I produttori attualmente utilizzano due tipi di materiale di riempimento che hanno dimostrato maggiore sicurezza e affidabilità: il gel di silicone coesivo e la soluzione fisiologica. Le caratteristiche principali dei due materiali sono i seguenti:

    1. Il gel di silicone coesivo si distingue per la sua speciale resistenza alla rottura; nel caso in cui essa si verifichi, il gel resta all’interno della protesi, non si muove e mantiene la sua coesività senza mai uscire. Ha una durata di molti anni e si mantiene a lungo in perfetto stato, senza deformarsi. Richiede unicamente un controllo annuale per verificare che non abbia subito alcuna alterazione, situazione comunque poco frequente. Questo tipo di protesi è molto naturale al tatto e alla vista. Il rischio di rottura è molto basso (meno del 0,01%) e quando si verifica è solitamente a seguito di un trauma importante come un incidente, ma anche in questo caso la rottura non comporta alcun rischio. Esistono modelli ad alta coesività e a coesività normale.
    2. Le protesi con soluzione fisiologica vengono introdotte vuote nel seno; una volta collocate verranno riempite di soluzione salina. Questa modalità di inserimento permette di praticare un’incisione più piccola e quindi la cicatrice risulterà meno visibile. Il rischio di rottura è maggiore, ma in caso di fuoriuscita della soluzione non vi è nessun rischio per la salute della paziente, in quanto la soluzione viene assorbita dall’organismo senza problemi. Al tatto si presentano un po’ più dure.

    I produttori attualmente utilizzano due tipi di materiale di riempimento che hanno dimostrato maggiore sicurezza e affidabilità: il gel di silicone coesivo e la soluzione fisiologica.

    La forma

    protesi lisce e ruvide

    Il gel di silicone coesivo si distingue per la sua speciale resistenza alla rottura

    Per quanto riguarda la forma, la paziente può scegliere tra protesi rotonde o anatomiche.

    • Le protesi rotonde sono più indicate quando si vuole ottenere un maggiore volume del seno. I produttori le fabbricano con un gel coesivo meno denso che permette alla protesi di adattarsi ai cambi di postura; con l’azione della gravità il gel si concentra nella parte inferiore, pertanto, la protesi si adatta quando la paziente si piega o si sdraia, offrendo un risultato più naturale.
    • Le protesi anatomiche sono realizzate con un gel più denso e rigido che non altera la sua forma con il movimento della paziente. I modelli più vecchi erano rotondi nella parte superiore, allo scopo di dare maggiore volume al décolleté, ma l’effetto non era molto naturale; venivano impiegati negli interventi di ricostruzione del seno a seguito di cancro mammario e l’obiettivo principale era evitare possibili rotture; quindi erano riempiti di gel molto denso, che ne diminuiva il rischio. I modelli successivi, a forma di goccia, offrono un aspetto più anatomico e naturale.

    Grandezza o volume

    Sotto questo aspetto l’offerta è ampia, con volumi che partono da 125 centimetri cubici fino a 450 centimetri cubici. Si tratta di una delle decisioni più critiche per la paziente, che deve evitare di seguire mode passeggere o eccessi che possono risultare poco naturali. Il parere del chirurgo resta fondamentale, poiché con la sua esperienza potrà valutare la struttura anatomica della paziente, la grandezza di partenza del seno e offrire il risultato più naturale ad ogni tipo di donna. Alcuni chirurghi realizzano simulazioni con l’ausilio di reggiseni imbottiti di varie dimensioni o mediante programmi 3D che aiutano ad operare meglio la scelta.

    Vie d’accesso

    protesi lisce e ruvide

    Le protesi rotonde sono più indicate quando si vuole ottenere un maggiore volume del seno

    Un altro aspetto di cui la paziente deve essere ben informata sono le tecniche di introduzione delle protesi. Attualmente i chirurghi utilizzano tre modalità o vie d’accesso principali. Per ogni singolo caso il chirurgo dovrà esaminare le caratteristiche del seno di partenza e la sua struttura per scegliere la via d’accesso che possa offrire i migliori risultati. Tutte le modalità presentano vantaggi e svantaggi.

    1. La via areolare è molto praticata dai chirurghi perché permette di situare la cicatrice sul bordo dell’areola, una zona che presenta forti cambiamenti di colore e di consistenza della pelle. Ciò permette di nascondere molto bene la cicatrice, che resterà quasi impercettibile. Tra i lati negativi occorre notare che si tratta di una tecnica piuttosto difficile e perfino sconsigliata con alcuni modelli di protesi, specialmente quelli più voluminosi.
    2. La via ascellare è la meno utilizzata. I chirurghi vi ricorrono quando la zona che circonda il capezzolo è molto piccola e quindi sconsigliabile come via d’accesso, oppure quando è la paziente stessa ad esigerlo. La cicatrice resta nascosta dal braccio, lontana dal seno, tuttavia le difficoltà sono notevoli e non sempre questa modalità si adatta a tutti i tipi di protesi.
    3. Il solco sotto-mammario è una facile via d’accesso e consente un intervento semplice e sicuro; permette inoltre l’inserimento di quasi tutti i modelli protesici, lisci o ruvidi. La cicatrice resta sotto la mammella e risulta invisibile se coperta. Questa modalità è consigliata alle donne con areola molto piccola e che desiderano protesi con grandi volumi. La cicatrice potrebbe essere visibile in alcune circostanze, ad esempio in spiaggia se si svolgono attività ludiche o sportive in bikini.

    Attualmente i chirurghi utilizzano tre modalità o vie d’accesso principali. Tutte le modalità presentano vantaggi e svantaggi.

    Alloggiamento

    Un altro fattore che condiziona la scelta della protesi è l’area del seno in cui si decide di collocarla; questo dipende dall’anatomia di ciascuna paziente e dal modello scelto.

    protesi lisce e ruvide

    Un altro fattore che condiziona la scelta della protesi è l’area del seno in cui si decide di collocarla

    Le attuali tecniche chirurgiche hanno aumentato le possibilità e gli alloggiamenti più utilizzati sono il piano sottomuscolare, (sotto il muscolo grande pettorale – tra il grande pettorale, il piccolo pettorale e le coste-) e il piano sottoghiandolare.

    Il primo alloggiamento permette di ottenere una maggiore mobilità del seno e di attenuare nella parte superiore alcune forme rotonde di protesi poco naturali. Si ottiene una minore rigidità e diminuisce il rischio di contrattura capsulare. Il principale inconveniente è che occorre incidere il muscolo pettorale, tecnica che comporta un postoperatorio più doloroso per la paziente.

    Gli alloggiamenti più utilizzati sono il piano sottomuscolare, (sotto il muscolo grande pettorale – tra il grande pettorale, il piccolo pettorale e le coste-) e il piano sottoghiandolare.

    La posizione sottoghiandolare prevede il posizionamento della protesi tra la ghiandola mammaria e il muscolo pettorale e non richiede incisione dei muscoli. L’effetto estetico risultante è molto naturale, dal momento che l’impianto si muove insieme alla stessa ghiandola. Non è praticabile con alcune protesi e con pazienti dotate di ghiandola mammaria molto piccola.

    Quanto durano solitamente le protesi? Quando devono essere sostitute?

    Vi è la convinzione, molto diffusa, che sia obbligatorio sostituire le protesi ogni dieci anni. Si tratta di una convinzione errata e i numerosi studi scientifici lo hanno dimostrato; si sottolinea solo la necessità di un monitoraggio delle protesi, volto a confermare il buon mantenimento. Sono presenti sul mercato numerosi modelli in gel coesivo che non hanno data di scadenza o limiti di durata: la loro vita supera di gran lunga i dieci anni offrendo una garanzia anti-rottura a vita.

    Che cos’è una contrattura capsulare?

    Fino ad alcuni anni fa, era uno dei principali problemi legati alla mastoplastica additiva. La sua origine parte dalla reazione naturale del seno quando si introduce la protesi; riconoscendo la protesi come corpo estraneo, il seno l’avvolge e la isola per mezzo di uno strato o tessuto cicatriziale che la ricopre completamente. In alcuni casi può arrivare a stringerla con troppa intensità, deformandola. Questo problema, uno dei principali negli anni sessanta e settanta, si è andato riducendo grazie alle migliorate tecniche di progettazione ed è quasi inesistente con gli attuali modelli di protesi.

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